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#serialaddicted: The Mandalorian

Colpi di fucili blaster che si confondono nella mischia; uno strano individuo cerca di farsi largo nel tumulto della battaglia per salvare quello che sembra essere un guscio d’uovo meccanico: niente è più importante per lui, anche se in questo momento non ne è consapevole. 

La lotta continua senza esclusione di colpi, i nemici sembrano avere la meglio: ma chi sono davvero i buoni e chi i cattivi? La legge della galassia non contempla tentennamenti: la giustizia è solo un punto di vista. 

Lo strano individuo riesce con uno un impensabile colpo di scena a sbaragliare tutti gli avversari: è lui il vincitore. 

Sto citando un famoso racconto di Isaac Asimov? No di certo, ma sto solo immaginando un’ambientazione tipo, uno scorcio di storia di The Mandalorian, serie televisiva spin off dell’universo di Star Wars

Creata e scritta da Jon Favreau (che ricordiamo alla direzione di Iron Man, fino al più recente live action de Il Re Leone), la serie si pone come storia speculare alla saga degli Skywalker che tutti noi conosciamo. E’ appena terminata la messa in onda della prima stagione sulla piattaforma Disney+, ed è già in produzione la seconda. 

La trama

Il Mandaloriano è un cacciatore di taglie a cui viene affidata una missione particolare: recuperare un soggetto di fondamentale importanza: un piccolo esemplare della razza di Yoda, soprannominato il Bambino. Ben presto il Mandaloriano rifiuterà la sua missione, per salvare il piccolo dalle grinfie degli ufficiali imperiali rimasti nascosti dopo la caduta dell’Impero. Insieme si metteranno in viaggio nella galassia per sfuggire ad un destino che non li vuole vivi e liberi.

Ogni episodio è caratterizzato da una dinamicità travolgente e spettacolare, che riesce a coinvolgere i sensi in un turbine di colpi di blaster e di acrobazie atletiche.

La costruzione della fotografia è eccezionale, mi ha fatto dimenticare per molte scene di guardare una serie tv e non un film, gli effetti visivi sono notevoli e ben costruiti.

Il pathos che traspira questa storia di viaggio e solidarietà entra nervoso dentro, con momenti di pura dinamicità e altri di pacato fluire delle emozioni. 

I personaggi sono tutti ben delineati, contrassegnati da credo diversi quanto accostabili tra loro: ognuno ha i suoi obiettivi per agire in un determinato modo, e rendendosi conto di sbagliare, ripercorrono il loro percorso di formazione (quello che potremmo definire un “viaggio dell’eroe”al contrario), per redimersi e “resettare” le azioni sbagliate e convertirsi al lato chiaro della Forza. 

Consiglio una visione molto attenta dell’ultima puntata della prima stagione: diretta da Taika Waiiti (che ho apprezzato moltissimo alla regia del film Jojo Rabbit, di cui ho già parlato qui: https://maviscure.it/2020/02/13/stasera-al-cinema-jojo-rabbit/ ) , è un connubio di colpi di scena, acrobazie vorticose e un’alternanza di inquadrature che rendono la fotografia così dinamica e così studiata, da dare un’aura di dipinto ai sognali frame. I momenti toccanti di questa (parziale) conclusione sono veramente molti, vi invito a goderne perché rendono una tensione emotiva troppo pura e veritiera. Coinvolgente, sotto ogni punto di vista.

Nota di merito alle musiche: il compositore Ludwig Göransson è stato capace di creare una sintonia spiazzante tra le immagini e il comparto musicale, con note che ricordano le colonne sonore da film western e che permeano completamente il personaggio del Mandaloriano.

Dunque, in conclusione: The Mandalorian mi è piaciuto? Mi ha sconvolto, mi ha emozionato, mi ha commosso. Quindi, direi di sì, mi è piaciuto. Da matti.

E voi? Lo avete visto e amato come me? Fatemelo sapere nei commenti!

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