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Serial addicted: Beastars

Ho da pochi giorni terminato la visione di Beastars, anime Netflix tratto dall’omonimo manga di Paru Itagaki, parliamone insieme!

La peculiarità della storia è la presenza di animali antropomorfi, che si comportano in tutto e per tutto come adolescenti alle prese con scuola, amicizia e primi amori!

Se non fosse che, come ben sappiamo, il mondo animale è caratterizzato da istinti primordiali che accomunano specialmente le specie carnivore: in questo universo tali istinti sono repressi da un codice di comportamento condiviso, sennonché ogni tanto la vera natura del carnivoro riemerge senza freni. 

Legoshi è un giovane lupo grigio timido, riservato ed apparentemente innocuo: il suo istinto da cacciatore sembra riemergere quando si imbatte nella conigliera nana Haru. Ma il suo è istinto primordiale oppure tenero amore?

In tutto l’anime seguiamo il giovane Legoshi alle prese con le sue insicurezze e alla ricerca di risposte alle sue domande, mentre sullo sfondo troviamo diversi personaggi, ognuno con caratteristiche e personalità differenti, con una storia particolare che influenza le loro azioni. E c’è anche del mistero che accompagna la visione fino all’ultima puntata: chi sarà il feroce assassino che fa strage di erbivori dentro e fuori la scuola?

L’innovazione diegetica mi ha fatto ben sperare: ciò rende frizzante la narrazione, non è la solita storia d’amore da shojo manga. I protagonisti sono inusuali, hanno delle caratteristiche che non sempre rispecchia la loro natura animale, evolvono nel corso delle puntate

Da un punto di vista narrativo, invece, non sono del tutto soddisfatta: mi aspettavo forse di più? Sta di fatto che la storia non è del tutto innovativa come l’ambientazione e i suoi attori, e affermare che la personalità della protagonista Haru mi abbia fatto inorridire è dir poco.

Scelte prevedibili e sviluppi abbastanza scontati non mi hanno fatto godere appieno di una spettacolarità forse troppo sperata, anche se devo ammettere che ho apprezzato molto la fantasia e soprattutto il coraggio dell’autore di realizzare una così folle (possiamo dirlo?) scelta drammaturgica. 

Certo, la componente intra diegetica della storia è abbastanza azzeccata. Il difficile rapporto tra carnivori ed erbivori può facilmente essere contestualizzato al mondo odierno, con le differenze tra razze e la sempre più ostile convivenza tra di esse come metafora alla globalizzazione e al dibattito sull’immigrazione a cui la televisione ci abitua – ahimè – sempre più. Ma lo trovo quasi un escamotage fin troppo standardizzato e utilizzato più e più volte, che sì, riesce ad amalgamare il tutto per renderlo più comprensibile e soprattutto più omogeneo, ma non colpisce appieno quello che secondo me dovrebbe essere il fulcro centrale della storia: il difficile rapporto tra l’esteriorità e il vero essere interiore. 

Aspetterò la seconda stagione – già annunciata – per esprimermi meglio sul filo conduttore di fondo della vicenda (non avendo letto il manga non posso approfondire il continuum della storia). 

E voi lo avete visto? Cosa ne pensate a riguardo?

Scrivetemelo nei commenti!

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