serie tv

#serial addicted: I am not okay with this

Ho da pochi giorni terminato di vedere la nuova serie originale sbarcata sulla piattaforma streaming Netflix: I am not okay with this.

Una maratona di due giorni (anche troppi per una serie talmente breve) mi ha permesso di gustare questa nuova serie tv tratta dal graphic novel di Charles Forsman, creata dagli ideatori di Stranger Things e diretta da Jonathan Entwistle, regista di The end of the f***ing world (di cui ho già parlato qui: https://maviscure.it/2019/11/18/serial-addicted-the-end-of-the-fcking-world/ ). Da queste serie riprende alcune tematiche e spunti, che mescolati danno origine a qualcosa di… troppo.

Non mi sento di bocciare completamente questa serie: è godibile, fa passare il tempo e non presenta troppe pretese, ma non riesce ad arrivare a quello che è il fulcro dell’azione o il suo intento principale. Certo, ci sarà probabilmente una seconda stagione per approfondire le tematiche, ma secondo me i creatori non sono stati in grado di fronteggiare il confronto con le due serie da cui è (apertamente) ispirato. Ma andiamo per gradi.

Sydney Novak è un’adolescente alle prese con le problematiche che riguardano la sua età: la scuola, l’amicizia, l’amore, i conflitti tra compagni e genitori. Le cose che complicano questo quadro generale sono semplicemente la morte di suo padre e la scoperta di possedere poteri paranormali. Il tentativo di controllare questi poteri si dimostrerà però vano, portandola a vivere un dissidio interiore e con il resto della società.

La base che porta allo svolgimento dell’azione sembra avere delle premesse buone (scontate in fin dei conti, ma buone); il susseguirsi della vicenda, però, manifesta un rallentamento strutturale di fondo, voluto o meno, che portano ad uno stravolgimento diegetico e raccapricciante negli ultimi minuti della stagione. Sebbene sia stato già presentato all’inizio della prima puntata quello che poi sarebbe accaduto alla fine, rimaniamo sconvolti dalla velocità e dalla violenza in cui il nastro viene riavvolto nell’ultima puntata. Se da un lato ciò riavvivi l’azione e la speranza che la seconda stagione sia qualcosa di migliore, a mio avviso porta ad un effetto contrario rispetto a quello sperato. La botta visiva è troppo repentina, abituati alla lentezza della narrazione. Per movimentare la diegesi sarebbe stato opportuno posizionare dei punti focali di azione anche nel mezzo, allegerendo e al contempo accelerando la narrazione complessiva.

La questione dei poteri: se da una parte essa sembra un pretesto per ammorbidire le problematiche adolescenziali della protagonista – che appesantiscono troppo la storia – bisogna notare quanto sia stato sfruttato questo espediente per costruire trame di successo. Non a caso Stranger Things pone le sue basi proprio sui poteri psichici, con la differenza di sfruttarli come chiave di volta per una storia molto più ampia, e non per costruirvi una narrazione completamente basata su di essi.

Nel complesso è una serie da buttare? No.

Ha il suo buon grado di godibilità, anche se (a mio avviso) non riesce ad incidere positivamente e completamente sui miei gusti in fatto di serialità televisiva.

E voi cosa ne pensate? Scrivetemelo nei commenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *