Cinema

#stasera al cinema: Jojo Rabbit

Salve a tutti!

Come sempre io arrivo in ritardo su tutto, e anche questa volta devo distinguermi dalla massa!

Dopo che i premi Oscar ci hanno fatto sorridere, piangere, disperare e riflettere su quale sia la vera essenza del cinema contemporaneo (ammettiamolo, nessuno immaginava che il coreano Parasite avrebbe sbaragliato tutti, Scorsese e Tarantino compresi), io sono andata ad assistere, mea culpa in visibile ritardo, alla proiezione di Jojo Rabbit, diretto da un geniale (lasciatemelo dire) Taika Waititi.

Il film ha vinto il premio come Miglior Sceneggiatura non originale, essendo tratto dal romanzo “Come semi d’autunno” di Christine Leunens. Il suo dissacrante humour nero tinto di toni drammatici ha incantato la critica e il pubblico, me compresa. Da tempo non assistevo ad un film tanto godibile quanto geniale, capace di far riflettere coinvolgendo in un continuo rimando simbolico e dissacrante sulla seconda guerra mondiale.

Jojo Betzler è un ragazzino di dieci anni incantato dalla potenza del regime nazista. Siamo nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, quando i comunisti e gli ebrei erano i nemici da eliminare senza riserve. Jojo, malgrado il suo fervore, è un bambino timido, impacciato e non portato all’azione, soprannominato per questo “Coniglio“, Rabbit appunto, dai suoi compagni della Gioventù hitleriana. Sostenuto dalla proiezione mentale del suo grande mito, Adolf Hitler (interpretato dal regista stesso), Jojo farà i conti con la crudeltà che si trova dietro allo sfarzo del regime e scoprirà quali siano davvero le cose più importanti nella sua vita: l’amore e la famiglia. La sua vita viene sconvolta dalla scoperta che la madre (interpretata da Scarlett Johansson) nasconde un’ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie), che si rivelerà essere completamente differente dall’immagine di ebreo che il regime nazista gli aveva fatto credere. La consapevolezza della possibilità di un mondo migliore lo porterà a eliminare la sua figura guida e a fargli cominciare una nuova vita in un mondo nuovo.

La dissacrante comicità che traspare da questo film non è altro che un linguaggio per mostrare la crudezza di una tematica con cui siamo abituati ormai, volenti o nolenti, a rapportarci molto spesso quando andiamo al cinema: il tema della guerra mondiale ormai è stato trasposto moltissime volte sul grande schermo e in modalità sempre nuove e diverse. Jojo Rabbit ha la peculiarità di mostrarsi come aperta denuncia sociale di fronte pratiche ormai collaudate di violenza e costrizione: Jojo è un bambino innocente che vive in un mondo crudele e si adegua a un regime dispotico e per nulla soddisfacente. La nota drammatica è mescolata sapientemente con quella tragi-comica, in un vortice che quasi disorienta e fa stupire lo spettatore.

La costruzione del montaggio amplifica la nota dissacrante e potenzia maggiormente il senso di spaesamento di fronte le tematiche trattate. Jojo è un fervente promotore del regime nazista, circondato da elementi dissonanti con la sua natura: la madre sovversiva, l’ebrea Elsa, per non parlare delle velate tendenze omosessuali del capitano Klenzendorf (Sam Rockwell). Tali espedienti permettono un contrasto che amplifica la natura contraddittoria dell’azione e addirittura l’errata posizione iniziale di Jojo nei confronti della vita politica e sociale.

La rivalsa del protagonista si ha nel momento in cui comprende pienamente il suo vero posto nel mondo, e nel momento in cui metaforicamente calcia via la sua proiezione mentale della sua intima essenza nazista. L’amore vince contro la posizione politica e le proprie convinzioni ideologiche e antropologiche.

La componente visiva merita una nota di attenzione: il montaggio è dinamico, particolarmente adeguato ad un film talmente vario come questo. Alcune scene meritano una menzione particolare per la tecnica con cui sono state girate e per l’interpretazione magistrale degli attori: tutto è studiato e non lasciato al caso, neanche la minima espressione facciale. E poi Taika Waititi è veramente troppo spassoso nel ruolo importante che si è ritagliato all’interno del suo stesso film.

Jojo Rabbit è un film che ho apprezzato particolarmente: avevo bisogno di una nota fresca e al contempo decisa riguardo uno dei temi più caldi della storia dell’umanità. Avevo bisogno di ridere e piangere allo stesso tempo, riflettere e al contempo annullare la mente per concentrarmi solo ed esclusivamente su un prodotto filmico ben realizzato.

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