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#Serial addicted: The end of the f***cking world

Amanti seriali (e di serie) a me!

Qual è la formula ideale per l’autunno? I serial addicted come me risponderanno all’unisono: coperta, cioccolata calda e serie tv!

Allora cosa c’è di meglio se non consigliarvi una serie da guardare senza troppi pretesti e da divorare in due serate (letteralmente)?

The end of the f***cking world fa al caso vostro se volete guardare qualcosa di non troppo pretestuoso, ma di forte impatto emotivo e che faccia riflettere su tematiche importanti come quella del dolore, del disagio che provoca l’adolescenza e della depressione.

La serie, ideata da Jonathan Entwistle e tratta dalla graphic novel di Charles Forsman, conta due stagioni all’attivo da 8 episodi ciascuna. La storia si concentra su due adolescenti, James ed Alyssa, che intraprendono un viaggio insieme per fuggire da situazioni familiari e psicologiche di disagio: James vuole reprimere la sua insensibilità e la sua presunta psicosi uccidendo qualcuno; Alyssa vuole scappare da una famiglia opprimente e insoddisfacente. The end of the f***cking world ha ricevuto un grandissimo plauso da parte del pubblico, grazie anche all’interpretazione dei due protagonisti Alyssa e James, che hanno i volti di Jessica Barden e Alex Lawther.

Da poco è stata rilasciata su Netflix la seconda stagione, e già fa parlare di sé. Approfitto di questo spazio per riassumere i punti chiave (che poi sono i punti di forza) di questa serie.

L’interpretazione

Innanzitutto l’interpretazione è secondo me molto studiata ed efficace: i protagonisti vengono ritagliati perfettamente sulle performance degli attori, che riescono a dare significato e corpo a quelli che sono i sentimenti e le problematiche di James e Alyssa. La psicologia è resa attraverso espressioni corporee enfatiche, che rendono il dissidio interiore dei protagonisti, grottesca e allo stesso tempo profonda.

Le tematiche

Il punto focale della narrazione sono le tematiche: sono moltissime, e tutte allo stesso modo pregnanti. La ribellione adolescenziale si sposa a pennello con il disagio psicologico, la scoperta dell’amore si contrappone all’avversità con la famiglia d’origine, la confusione adolescenziale si mescola con la perdita di certezze e di fondamenta. La narrazione si focalizza su questi temi a volte enfatizzandoli, altre portandole alla luce in modo velato e contraddittorio. La serie fa riflettere, ci sono spunti di riflessione che conducono ad un pensiero critico e di autoanalisi. I comportamenti dei protagonisti sono sì enfatizzati, ma riproducono stereotipi ricorrenti nella vita quotidiana.

Il comparto visivo

La fotografia è dettagliatamente studiata ed assemblata in inquadrature riconoscibili e particolarmente tratteggiate, a creare un omogeneo filo narrativo e diegetico. La serie si basa molto su scene all’aperto, indirizzandosi verso una rappresentazione del road trip dei due protagonisti: vengono incorniciate le interpretazioni in inquadrature ampie, ben illuminate e indicate a rappresentare l’azione pregnante.

La prima stagione regala dei momenti davvero entusiasmanti, piccole perle cinematografiche e di riflessione. La seconda stagione è un pochino più lenta e banale rispetto alla prima, sebbene mostri la rivalsa dei protagonisti di fronte quelle che erano le loro problematiche, e la loro reazione al disagio e ai traumi adolescenziali.

E adesso a voi! Avete visto questa serie? Come la giudicate? Lasciatemelo scritto nei commenti!

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