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#Mavislegge: Il racconto dell’ancella

Nolite te bastardes carbondorum

Quando un libro ti appasiona fino a logorarti l’anima e la mente, quello sì che è un bel libro. Quando una storia ti fa riflettere su temi sentiti e veramente importanti, quella è un’ottima storia.

Leggere Il racconto dell’ancella è illuminante: innanzitutto perché è scritto in un periodo storico emblematico, la metà degli anni ’80, a ridosso di un evento paradigmatico come la caduta del muro di Berlino, e reduce dei moti del ’68 e del ’77; e poi perché è scritto da una donna che non ha paura di criticare il maschilismo che alberga nella società odierna e che non ha paura di mettere “la faccia” come promotrice (consapevole o non) del movimento girl power.

E poi diciamocelo, i temi affrontati non sono attuali, di più. Il modo in cui vengono affrontati sotto forma di romanzo distopico sono così forti e potenti da poterli trasporre in fatti reali, sebbene enfatizzati dalla chiave romanzata.

Parliamo dunque del romanzo più celebre di Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella (The handmaid’s tale), pubblicato nel 1985 e da cui è stata tratta una fortunatissima serie tv. Da poco è uscito I testamenti, sequel che si presenta come un punto di vista innovativo e differente rispetto a quello del primo romanzo.

La storia si concentra sulla figura delle Ancelle, uniche donne in una società afflitta da calamità nucleari ancora in grado di mettere al mondo dei figli. Le Ancelle vengono sfruttate dal governo di Galar, stato dispotico che assoggetta le donne promuovendo la supremazia del sesso maschile. La protagonista del primo romanzo è Difred, dal cui sguardo riusciamo a comprendere l’abominio di un mondo distopico che potrebbe essere il nostro, e la forza che alcune donne ancora hanno di opporsi al sistema malato.

Gli spunti che possiamo trovare in questo romanzo sono molteplici: dalla violenza sulle donne alla legge sull’aborto, dalla supremazia maschilista alla visione del corpo femminile come strumento e contenitore, dalla chiusura religiosa alla libertà sessuale. Temi molto attuali, troppo attuali, che creano scompiglio nella società odierna, figurarsi in quella degli anni ’80. La Atwood ha coraggio, ha potere, riesce a delineare attraverso una narrazione speculare un mondo che iniziava ad affacciarsi su tematiche “scomode” e molto delicate.

Le donne iniziano a ribellarsi, a volere quello che gli spetta al pari degli uomini, e cosa c’è di meglio di un romanzo che possa aiutarle ancora di più a muovere i propri passi verso l’indipendenza di genere e verso un livellamento dei diritti e dei doveri tra sessi?

Il racconto dell’ancella è una storia consapevolmente studiata per essere contenitore di indizi positivi per la promozione di una marcia equa e disciplinata verso la consapevolezza di essere parte integrante della società e dunque di avere dei diritti inalienabili propri dell’essere umano in quanto tale.

Spunti di riflessione porterebbero ad una tematizzazione di questo romanzo nell’ambito degli studi sul femminismo e sulla lotta di genere, e molti sono stati i dibattiti riguardo l’attualizzazione delle parole della Atwood nel movimento girl power.

La donna come corpo da sfruttare è un’iperbole che viene messa in scena nel romanzo distopico e che viene enfatizzato da una scena in particolare: stanno meglio le donne del piacere che albergano in una struttura ai margini della società e che soddisfano le fantasie represse degli uomini, rispetto alle donne privilegiate come le Mogli. Si crea quindi una dissonanza evidente che porta il lettore ad empatizzare maggiormente con le protagoniste e a riflette sullo stato attuale delle cose e sullo sconvolgimento che potrebbe avvenire anche nella nostra società. Una società che consideriamo perfetta, ma che in realtà non lo è e che anzi, nasconde dei lati bui ed oscuri da cui dobbiamo rifuggire. Ed è proprio un romanzo finzionale che ci aiuta ad aprire gli occhi sulle problematiche della società.

Il racconto dell’ancella è una storia importante per ricordarci chi siamo e cosa potremmo diventare: teniamolo a mente quando apriamo un libro e pensiamo al potenziale che le parole hanno sulla società.

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