serie tv

#Mavisguarda: 3 serie tv da vedere

Con l’arrivo dell’autunno e delle fredde e piovose (speriamo non troppo) giornate invernali una delle soluzioni migliori per combattere la monotonia è rintanarsi sotto una bella coperta in pile e riscaldarsi bevendo un the o una cioccolata calda e guardando serie tv.

Ultimamente non ho avuto molto tempo per dedicarmi alla visione di film o serie, complici il lavoro e gli esami universitari, ma sono comunque, tra un impegno e l’altro, riuscita a finire tre serie tv che contavo di vedere nell’ultimo periodo.

Questo post si prefigge quindi come scopo quello di fare un recap delle mie visioni dell’ultimo periodo e al contempo una guida se siete alla ricerca di qualcosa da guardare in queste giornate che preludono l’autunno!

IL CLASSICO

Da qualche settimana ho finito (finalmente) di vedere tutte le stagioni di Twin Peaks, uno dei grandi classici della serialità televisiva imprescindibile per tutti gli amanti di questo genere.

David Lynch delinea una storia surreale, atipica, caratterizzata da un gusto thriller e psicologico così delicato e penetrante da rendere la narrazione profonda e denso di significati nascosti, non sempre manifesti. Twin Peaks è un tripudio di allegorie ed analogie, che la rendono una visione piena, sottile all’occhio che deve attentamente badare ad ogni singolo frammento visivo per cogliere il senso generale. Ma un senso generale non vi è. Lynch stesso ha affermato di non aver delineato una storia coerente, con un significato preciso e prestabilito. Tutto è affidato al caso, al rigore psicologico che, in questo caso, oltrepassa il limite della verosimiglianza e del conoscibile.

Twin Peaks mi ha appassionata parecchio durante la prima stagione: mistero, thriller, fantascienza e paranormale si fondono insieme e confezionano un prodotto davvero valido dal punto di vista diegetico ed emozionale. Dalla seconda stagione in poi ho assistito ad una convergenza verso una dimensione quasi astratta, densa di collegamenti analogici fitti e quasi sfuggevoli, fino ad arrivare all’emblematico finale.

LA MINI SERIE

In pochi giorni ho divorato anche Good Omens, miniserie prodotta da Amazon tratta da un romanzo del grande Neil Gaiman e di Terry Pratchett, “Buona apocalisse a tutti!”, che racconta le vicende del diavolo Crowley (interpretato da un azzeccatissimo David Tennant) e l’angelo Aziraphale (Michael Sheen) alle prese con la fine del mondo.

Serie spassosissima, ricca i rimandi religiosi, musicali (bellissima la colonna sonora dei Queen) e letterari, che la rendono una serie ideale per rilassarsi, divertirsi e pensare. Eh già, perché sono molti gli spunti riflessivi su cui meditare per cambiare il mondo che sempre di più si avvia verso la sua apocalisse.

Un demone ed un angelo che si alleano e che diventano amici per il bene comune, per non parlare dei comprimari (tutti matti) e delle vicende che si vengono a creare… geniale a dir poco! L’ho adorata, davvero, e la consiglio caldamente a tutti quanti!

IL “DIVERSO”

Ultima ma non ultima, la serie Netflix Love Death Robots mi ha incuriosita, lasciato di stucco, fatto riflettere.

Si tratta fondamentalmente di una serie di corti della durata di una decina di minuti ognuno realizzati in animazione tradizionale o in computer grafica, che possono essere apprezzati senza un ordine preciso, dal momento che sono fini a se stante.

Ogni corto si occupa di narrare in chiave demenziale, cruda ed irriverente tematiche che trattano di morte, di macchine (robot) e di amore. Queste tematiche sono il filo conduttore che lega tutte le puntate, accomunate da uno stile particolare che le rende preziose nella loro unicità. Le storie sono qualcosa di geniale, che non mi capitava di vedere da parecchio tempo.

Ho apprezzato particolarmente “Il dominio dello yogurt”, “Buona caccia” (sublime) e “Alternative storiche”.

Da vedere tutto d’un fiato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *