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#Mavislegge: L’amica geniale

“Tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine.”

Quando qualcuno vi dice che aprire un libro significa molto spesso caderci dentro e fare fatica a risalire nella superficie della realtà, beh credeteci: non sempre è così, ma se riesci a trovare il libro giusto per te, nel momento della vita in cui questo è perfetto, la magia avverrà. E sarà doloroso ritornare alla vita di tutti i giorni quando sarà finito.

Questo è un articolo che non si prefigge come scopo quello di analizzare scrupolosamente la quadrilogia de L’amica geniale, semplicemente è lo sfogo di quel groviglio di emozioni che ho provato leggendo i quattro volumi scritti da Elena Ferrante: “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”, “Storia della bambina perduta”.

La storia

La trama, molto sinteticamente per chi non la conoscesse, si concentra sulla crescita di Elena e Lila, nate in un desolante rione di Napoli nel secondo dopoguerra: le due devono confrontarsi con la difficoltà di essere povere, di essere diverse, di essere donne, di essere geniali. Entrambe prenderanno strade differenti, ma che inevitabilmente si ricongiungeranno sempre, tenendo unito quel legame speciale che non si dissolverà neanche nel finale emblematico.

Ho conosciuto questa storia in un modo atipico, o forse da qualcuno condiviso: verso la fine dello scorso anno ho seguito la bellissima serie tv prodotta da HBO andata in onda su Rai1. Me ne sono letteralmente innamorata: le atmosfere, il pathos, il racconto visivo così snello e scorrevole, i personaggi caratterizzati alla perfezione grazie anche all’interpretazione dei bravissimi attori.

Sono rimasta talmente folgorata dalla visione della serie che non ho potuto fare altro che acquistare i libri per completare e conoscere le vicende che seguono la prima stagione (che copre le vicende narrate nel primo libro, la seconda stagione è in produzione). Ho aspettato qualche mese, avevo bisogno di interiorizzare la potenza della visione: ho iniziato quindi a leggere il primo libro circa due mesi fa. Da allora non mi sono più staccata dalla storia. Ho dovuto leggere i quattro libri tutto d’un fiato, non mi bastava mai, dovevo conoscere sempre di più. E al contempo avevo paura di finire tutto troppo in fretta, avevo paura che la magia finisse e che Lenù e Lila mi abbandonassero. Dopo due mesi il distacco purtroppo c’è stato, ma è stato dolce amaro, ho interiorizzato quello che di bello c’era nella storia e anche i lati negativi che inevitabilmente ritroviamo in ogni narrazione che si rispetti. Di seguito, quindi, vorrei lasciare ed imprimere su carta virtuale le mie impressioni, le mie sensazioni, ciò che scalpita dentro di me per trovare una forma letteraria e rimanere per sempre indelebile e convertito in parole.

L’ambientazione, i personaggi

La quadrilogia de “L’amica geniale” è un romanzo di formazione e di crescita: Elena Ferrante racconta in modo vivido l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta delle due protagoniste, Lila e Elena, detta Lenù. La loro vita è improntata sulla voglia di riscattarsi e di scappare da una dimensione prettamente povera e degradante: questo sentimento permea soprattutto lo spirito di Lenù, la quale spera che grazie allo studio riesca a fuggire da quella realtà fatta di stracci, fuliggine, malattia e sporcizia. Il rione ti ingloba, comprime i personaggi e il lettore in una bolla scomoda, troppo stretta da cui l’unico modo per salvarsi è uscirne, bloccare ogni contatto dall’interno. Empaticamente il lettore spera che la protagonista riesca a scappare non facendo più ritorno a Napoli e allontanando il magnete che invece la attira al suo interno: Lila. Sebbene all’inizio Lenù riesca a fuggire, l’attrazione verso il rione sarà troppo forte e finirà per tornare.   

Per Lila, invece, il mondo è confinato nella dimensione territoriale napoletana, dalla quale non sembra voler scappare. Ma è solo un’impressione, perché fin da subito apprendiamo che le sue tracce si sono perse, è fuggita. Il ricongiungimento spirituale del finale, però, ci fa pensare che Lila non sia scappata per il bisogno di evasione, ma di avvicinamento a quella che è stata l’unica certezza della sua vita: Lenù.

La narrazione

Sentimenti contrastanti hanno accompagnato la mia lettura dei volumi: scelte sbagliate o fortuite si mescolano con accorgimenti formali e diegetici convincenti e altri meno. Se il primo e il secondo volume sono una cascata di sensazioni, gli ultimi due sono leggermente più cauti e a tratti davvero lenti. Ma la piacevolezza della narrazione permette di godere dei colpi di scena dilatati e di apprezzare la narrazione nel suo complesso. Ed è una narrazione fantastica, capace di trasportare nel mondo finzionale sia la mente che lo spirito, non facendoti staccare dalla lettura se non in modo obbligato, con la fine del libro.

La frenesia della narrazione con cui mi ha tenuto incollata alle pagine mi ha fatto scoprire un genere nuovo di scrittura, che sto riscoprendo e adorando: il crudo realismo che caratterizza la diegesi con cui vengono descritti gli anni del secondo dopoguerra mi sta catturando e entusiasmando sempre più. Il crudo realismo che viene delineato dalla Ferrante ha un mistico richiamo, un ancestrale senso di verità spirituale che permea non la realtà finzionale, bensì la vivida manifestazione del visibile e del vivibile.

È una particolare manifestazione di veridicità onirica quella che ci accompagna soprattutto a partire dal secondo libro, Storia del nuovo cognome, quando ci accorgiamo che la sporcizia del rione non è altro che il coperchio di sentimenti, di vendette e di segreti. Alzando il velo ci immergiamo in una narrazione fantasmatica, fatta di amori, passioni che mai avremmo pensato potessero manifestarsi così prepotentemente. Da qui la diegesi diventa altanelante, subisce delle digressioni e dei sussulti che rendono variegata la lettura.

Toni più pacati accompagnano il lettore verso la fine della storia: le emozioni si sono esaurite quasi del tutto nei volumi iniziali, ora la vita delle protagoniste ha subito un rallentamento ed un assestamento. Ma un colpo di scena sconvolge la stasi tanto agognata: la fine del quarto volume lascia in sospeso un avvenimento che funge da tensione non allentata nemmeno con la fine della quadrilogia.

La narrazione subisce quindi un movimento ondulatorio, un moto incessante di emozioni che permeano tutta la storia e che penetra nel lettore in modo quasi inevitabile. L’amica geniale è una lettura coinvolgente, empatica ed interessante. La consiglio a chi vuole riscattarsi, a chi sogna qualcosa in più, a chi piace emozionarsi.

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