Fumetti

Rughe: quello che diventeremo

Lo scorrere della vita è un fatto naturale ed inesorabile, e porta con sé la difficoltà di sopportare il peso delle esperienze accumulate sulle spalle ormai stanche ed appesantite dagli anni e dalla solitudine.

Un grande autore come Paco Roca lo sa bene: in Rughe affronta lo scorrere del tempo e l’avanzamento della patologia in modo estremamente semplice ed immediato ma, al tempo stesso, con delicata cura formale e poetica.

La trama

Rughe si presenta come un’opera asciutta, svincolata da particolari artifici tecnici e narrativi: un protagonista (Emilio), uno sconvolgimento (l’abbandono da parte dei familiari in una casa di riposo) e un’apparentemente lineare trama di fondo.  Se non fosse che ad un certo punto Emilio scopre di essere affetto da un male chiamato Alzheimer: ecco che la storia prende una piega decisiva e per certi versi drammatica. Una malattia incurabile – almeno secondo gli studi medici attuali – con la quale bisogna convivere senza possibilità di fuga.

Paco Roca ci trasporta in un mondo vicino, ma allo stesso tempo lontano, un mondo dimenticato dalla frenesia della vita di tutti i giorni, che ci fa discostare lo sguardo da ciò che “ci fa perdere tempo” e da ciò che “ci fa paura”. Con una poetica semplice e al contempo penetrante, ecco che il narratore diventa educatore, esortandoci a non chiudere gli occhi e tapparci le orecchie di fronte la sofferenza.

La storia di Emilio funge da monito, da esempio: sono tanti gli anziani lasciati soli a se stessi, abbandonati perché molto spesso considerati un peso per il tranquillo svolgimento della vita di tutti i giorni.

E pensare che basterebbe anche solo un piccolo gesto perché, come Roca fa dire a Miguel – uno dei coprotagonisti –  “noi vecchi ci accontentiamo di poco”.

Struttura delle tavole

Con un  sapiente uso delle inquadrature, l’autore riesce a far trasparire un senso di monotonia opprimente che pervade pesantemente il luogo asettico in cui è ambientata la vicenda: ogni giorno è uguale agli altri, ed è scandito dalla consumazione dei pasti principali e dell’assunzione di medicine. Un umorismo volutamente mal celato permette la riflessione sulla condizione dei degenti della casa di riposo: una lunga sequenza di inquadrature quasi del tutto uguali termina con la domanda rivolta da Miguel al protagonista: “Come è andata la giornata?”.

La voglia di rivalsa, di ribellione nei confronti di una vita che volge ormai verso il termine, spinge gli anziani protagonisti a fuggire di fronte un’esistenza di noia e solitudine: una piccola, ma grande avventura, che li porta a provare l’ebbrezza di essere ancora vivi, nonostante la malattia.

Con naturale semplicità, in un discendere fatto di poesia e tenerezza, Paco Roca ci accompagna verso l’avanzamento inesorabile della patologia, in un misto di commozione e tranquillità. 

Con disegni pacati e minimali ci mostra una realtà a noi molto vicina, in cui ritroviamo facilmente un piccolo pezzo dei nostri nonni e dei nostri cari, in cui ritroviamo anche un pezzo di quello che – chissà – un giorno saremo.

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