Cinema

Il cinema del fantastico: Georges Méliès

Buonsalve a tutti!

Oggi vi vorrei (ri)proporre un vecchio articolo che scrissi ormai quasi due anni fa su un blog che nessuno ha mai conosciuto e che avevo aperto senza tante pretese…

Tengo molto a questo articolo, perché è dedicato ad una figura molto importante nel panorama cinefilo, e a cui io sono particolarmente legata, sia per via dei miei studi sulla storia del cinema, sia per la fascinazione che questo personaggio ha sempre suscitato in me.

E’ considerato a tutti gli effetti uno dei padri del cinema, forse il primo vero cineasta della storia, l’inventore degli effetti speciali e del cinema fantastico. Si, sto parlando del grande Georges Méliès.

Vi lascio l’articolo, buona lettura!

Personalmente nutro una grande ammirazione per questo personaggio, mi appassiona la sua figura, la vitalità, la passione che hanno caratterizzato la sua vita artistica (sebbene essa non sia finita nel migliore dei modi) e le importanti innovazioni che questa passione ha introdotto nel linguaggio del cinema.

Molti conosceranno Méliès come uno dei personaggi principali del film Hugo Cabret del regista Martin Scorsese, che propone attraverso la narrazione del proprio passato artistico, uno spaccato bene o male aderente alla realtà di quella che è stata la vita e l’operato del cineasta francese.

Una vita artistica la sua che inizia molto presto, nonostante le ammonizioni del padre che lo voleva come prosecutore dell’attività di calzature familiare, sui banchi di scuola, dove veniva rimproverato per le distrazioni che lo portavano a disegnare caricature, schizzi, diagrammi. Tanto che, per accontentare i genitori, deciderà di dare una mano nell’azienda paterna solo disegnando gli ingranaggi dei macchinari, studiandone attentamente il funzionamento (questo aspetto viene ripreso da Scorsese nel suo film, il quale presenta Méliès come un grande inventore ed ingengnere).

Ma la sua vera passione sono la magia e l’illusionismo. Rimane letteralmente folgorato dalle illusioni ottiche del grande illusionista francese Robert Houdin, tanto grande da ispirare anche il più famoso Enrich Weisz, quello che poi tutti conoscono come Harry Houdini. Tornando a Méliès, l’amore per l’illusionismo e il fantastico lo portano a frequentare, una volta trasferitosi a Londra per studio, il conosciutissimo teatro Egyptian Hall a Piccadilly Circus, dove viene iniziato al mondo dello spettacolo e della magia sotto la guida dell’ilusionista David Devant e del prestigiatore Buatier De Kolta. E’ qui che Méliès impara i primi trucchi magici che sfrutterà in seguito nei suoi spettacoli di illusionismo e di luci, ed è sempre qui che rimane affascinato dagli automi che in seguito inizierà a costruire. E’ proprio uno di questi a rappresentare il nodo che unisce la vita del giovane Hugo Cabret a quella di Méliès nel film di Scorsese.

Una volta tornato a Parigi e dopo essersi sposato (attenzione, a differenza di quello che viene proposto nel film, la prima moglie di Méliès è Eugene Génin, e non l’attrice Jeanne D’Alcy), inizia a far pratica e prendere lezioni dal proprietario di un negozio di articoli di magia, Emile Voisin.

Con la sua parte di quota di capitale dell’azienda paterna, acquista l’ormai fallito teatro di Robert Houdin, e con il bagaglio di conoscenze acquisite inaugura quello che sarà il fulcro del suo mondo fantastico: il 5 ottobre 1888 può essere considerata la data di inizio di un viaggio che porterà Méliès molto in alto ( fin sopra la Luna!) con l’apertura del suo personale teatro di magia.

Qui si tenevano spettacoli di illusionismo, con oltre trenta trucchi creati e realizzati dallo stesso Méliès, intervallati da proiezioni di lanterna magica e lastre semitrasparenti che permettevano di creare dei suggestivi effetti di colore.

28 dicembre 1895: è una data convenzionale per il mondo del cinema, essendo considerata la data di nascita delle immagini in movimento, ma anche e soprattutto per la vita di Méliès. E’ anche lui al Grand Café di Parigi quando Louis e Auguste Lumière proiettano per la prima volta nella storia la loro selezione di vedute, atte a dimostrare le funzionalità del loro cinématographe. Ed è qui che Méliès rimane folgorato ancora una volta. Coglie fin dall’inizio le potenzialità del nuovo mezzo, e chiede ai Lumière di vendergli uno dei loro dispositivi. Ma ottiene un secco rifiuto: padre e figli Lumière considerano il cinematografo “un giocattolo che passerà molto presto” e vogliono sfruttarlo al massimo per i loro interessi economici e pubblicitari mantenendo il totale monopolio del mezzo.

E Méliès si arrende? Assolutamente no! Fa costruire un suo personale dispositivo di ripresa e proiezione dall’inventore e regista inglese Robert William Paul, uno degli esponenti della cosiddetta Scuola di Brighton.

Il viaggio di Méliès nel mondo del cinema ha inizio! Nel teatro Houdin inizia così a proiettare brevi vedute animate, frutto di esperimenti che portano l’illusionista francese a scoprire piano piano il potenziale dell’embrionale cinema.

E sono proprio questi esperimenti che lo conducono alla scoperta di quei trucchi ottici poi applicati successivamente nei suoi film e ripresi da altri esponenti del cinema internazionale, alcuni dei quali utilizzati ancora oggi. Uno dei più emblematici episodi ( e forse il più conosciuto) è quello della scoperta del trucco della sparizione e trasformazione, dovuto ad un inceppamento della macchina da presa durante la ripresa del traffico parigino: un omnibus improvvisamente si trasforma in un carro funebre.

Méliès decide così di concentrarsi quasi esclusivamente nella sperimentazione e produzione di film per il cinema: costruisce un suo personale teatro di posa e fonda la Star Film, la sua casa di produzione cinematografica.

La sintesi dei trucchi fino ad allora scoperti si può ritrovare nel cortometraggio L’uomo dalla testa di caucciù (L’ homme à la tete en caoutchuuch, 1901), in cui lo stesso Méliès si mette in gioco per mostrare le potenzialità del mezzo attraverso trucchi di sovraimpressione, sparizione e trasformazione, spostamento della cinepresa per ingrandire e rimpicciolire.

Il cinema di Méliès, a differenza di quello dei Lumière, diventa attrazione.

Viaggio nella Luna (Le voyage dans la lune, 1902) è l’emblema della produzione dell’autore francese. Esso racchiude tutte le caratteristiche della produzione Méliès: trucchi ottici, abile lavoro di montaggio (con inquadrature che si succedono per dissolvenza), scenografia volutamente bidimensionale e barocca, inquadrature frontali e centrali rispetto al profilmico, movimenti e gestualità fortemente teatrali, temi fantastici.

Esso può essere considerato il primo film a soggetto della storia del cinema, discostandosi dal realismo proprio delle vedute Lumière e riprendendo tematiche proprie dei romanzi di Jules Verne ed H. G. Wells: i protagonisti si imbarcano su una navicella che li porterà a sbarcare su di una luna umanizzata (famosissima l’immagine del satellite con il razzo conficcato nell’occhio), per poi scontrarsi con gli abitanti seleni e ridiscendere sulla terra.

La carriera di Méliès non termina nel migliore dei modi: la Star Film fallisce a causa delle politiche commerciali e per via della ripetitività dei prodotti. In un momento di disperazione, decide di bruciare la maggior parte delle sue pellicole: erano più di 500, ma ce ne sono pervenute molte meno. Continua a produrre film per la Pathé, e organizza spettacoli al Robert Houdin, fino a quando quest’ultimo non viene demolito. Si ritira così nella stazione di Paris- Montparnasse (ambientazione del film Hugo Cabret), dove si occupa insieme alla moglie Jeanne del chiosco di dolci e giocattoli.

La disillusione per la fine tragica della sua vita artistica viene superata dalla riscoperta operata da parte del giornalista Léon Druhot, che lo riportò alla luce organizzando la prima retrospettiva cinematografica della storia.

La sua opera, dunque, non è stata dimenticata: ci è pervenuta in maniera frammentaria, ma comunque esaltata grazie al peso storico, estetico e linguistico che ha portato nella cinematografia primitiva.

Méliès è un autore da riscoprire, da gustare e da apprezzare. Vi invito a visionare innanzitutto i film più importanti della sua cinematografia, e anche il film a lui dedicato da Scorsese, per poter apprezzare alcuni aspetti della sua biografia e vita artistica che potrebbero essere oscuri e dimenticati.